Amlo e la nobile arte di fotografare la cultura italiana

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Amleto de SilvaL’incontenibile Amleto de Silva (scrittore e vignettista già incontrato telefonicamente qui) mette da parte il “politically correct” a cui non è mai stato molto affezionato e non risparmia nessuno, o quasi, alla presentazione del suo ultimo libro “La nobile arte di misurarsi la palla” (‘Round Midnight Edizioni, 2014), un romanzo che, a detta di Marco Ciriello, “è cronaca e col tempo diverrà pure documento della pochezza culturale italiana”. E’ proprio Marco, giornalista e scrittore, a presentare il libro di Amleto al Godot Art Bistrot di Avellino lo scorso 9 maggio, dopo averlo recensito positivamente nella sua rubrica de ilmattino.it: Herzog.
Oggi il rispetto (per i lettori e per chi vuole diventare scrittore) viene rimpiazzato dalla “leccata di culo”, per dirla alla Gianfranco Marziano, ovvero dall’ipocrisia dettata dalla convenienza, nella speranza di una ricompensa: briciole spacciate per ossi prelibati destinati a chi scodinzola a comando. Nel mirino di Amleto c’è la dimensione vip letteraria, le scuole di scrittura e gli ultimi intellettuali di dubbio talento. Case editrici che sembrano quasi associazioni mafiose, trame di romanzi che fanno ridere i polli e tutto il resto della fauna domestica, libri che si spacciano per best seller ma che, se tiriamo le somme, nessuno conosce… tutte osservazioni (e constatazioni) che in forma allegorica convogliano nella storia di Enea, ragazzo di provincia che vuole iscriversi a una scuola di scrittura romana per diventare, appunto, un famoso scrittore, senza immaginare i compromessi, le piccole e acide battaglie, gli inciuci e i soprusi che deve sopportare, e imparerà a sue spese cosa significa avere a che fare con scrittori spocchiosi, con donne ambiziose e con ladri di testi, il tutto in una misera esistenza fatta di sogni infranti e solitudine. E’ per queste dinamiche malsane da reality show (o da “riunione condominiale in cui chi vince non è quello che ha ragione ma quello che ti sfinisce”) che “Amlo”, voce fuori dal coro, si tiene ai margini del mainstram, delle grandi case editrici, della vita mondana e vuota, genere “la grande bellezza”, indossando con orgoglio il suo ruolo da anti-intellettuale “spartano” e combattivo.

La nobile arte di misurarsi la palla



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