Confessioni in quarantena – l’emergenza secondo me

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radio cometa rossaIn questo momento di reclusione forzata e di distanze che sembrano incolmabili abbiamo sentito la necessità di creare un podcast dedicato al coronavirus, come se fosse un abbraccio che unisca noi, i musicisti e gli ascoltatori. Ho scritto il testo che segue, una specie di confessione o una riflessione libera, di getto, molto personale. Sono certa che qualcuno possa ritrovarsi in queste parole, ma mi aspetto allo stesso tempo che altri la penseranno diversamente, ed è giusto così. L’importante è creare un dibattito, non lasciarsi appiattire e deprimere da questo momento oscuro, ma trovare una risposta in sé stessi e in un supporto collettivo necessario.

Grazie a chi continua a seguirci anche dopo questo lungo silenzio, grazie a Carlo Venezia che ha composto la colonna sonora che accompagna le mie parole. In ordine di scaletta, ringrazio i musicisti che hanno partecipato: Perry J. Nolan, Guy Littell, Luca Di Maio, Antunzmask, Al Mustaqil, Nasov e Massimiliano Larocca. Ringrazio anche i musicisti che ci stanno inviando altro materiale per un nuovo podcast, vi terremo aggiornati sui futuri sviluppi, e ora sigla!

 

Perry J Nolan – “Wake up” tratto da “Shadows” appena uscito sulle principali piattaforme digitali. Clicca qui per ascoltarlo su spotify.

Sono una persona privilegiata. Il virus non mi ha privato del lavoro, della casa, degli affetti. Siamo tutti colpiti da questa emergenza ma ciascuno di noi in modo profondamente diverso. Il peso di questo mondo allo sbando sembra cadere sulle nostre spalle, ed è un peso troppo grande da sopportare. Ci ritroviamo a guardare dalla finestra il tempo che muta, la primavera che arriva e le gelate improvvise. Sembriamo tutti protagonisti di un esperimento sociale, in certi momenti ne ridiamo anche, ma di una risata nervosa, necessaria per scaricare la tensione. Nei primi giorni di isolamento tutti abbiamo pulito la casa, che per alcuni da dolce nido si è trasformata in dolce prigione e per molti una prigione lo è sempre stata, soprattutto a causa di convivenze forzate. Il nostro riparo dai pericoli del mondo sono queste quattro mura (se ce le hai). Io ho comprato delle piante per portarvi dentro un po’ di natura, un po’ di fuori innocuo. Lavoro tanto da qui, più di prima, il corpo mi fa male perché troppo fermo, non posso muovermi come vorrei, ovvero camminando, immergendomi nelle strade romantiche e affollate di Firenze. Piuttosto bevo un bicchiere di vino e quando mi va brindo pure, perché tutto sommato sto ancora bene.

Guy Littell – “Song from a dream” brano di One of those fine days, versione registrata per questo podcast.

Vi siete abituati a questo strano silenzio? Per fortuna ogni tanto sento il fischio del treno in lontananza e il richiamo delle cornacchie. Silenzio strano, interrotto dall’eco di un telegiornale e dai passi dei vicini. Ma ci sono momenti in cui solo la musica può venirci in soccorso. La colonna sonora della nostra vita, a volte come una punteggiatura tra le righe dei nostri pensieri e altre volte uno tsunami che ci ha fatto saltare, urlare, abbracciare sconosciuti con gioia infantile, ci ha fatto stare ore sotto la pioggia senza farci sentire la stanchezza. Da bambina giocavo a fare la speaker, il mio programma si chiamava Radio Sprint e mandavo i Queen ma anche Alice Cooper. Crescendo ho sempre fatto una playlist per le persone a cui ho voluto bene, poi ho iniziato a fare radio con gli altri universitari, avevo appena fatto un esame e zio Fabio del Korova Milk Bar mi ha buttato in un programma e io non volevo neanche farlo perché mi vergognavo. Poi è arrivata Cometa Rossa, la prima diretta è stata una festa e tutto è stato così divertente che non potevamo fermarci, maturando, sbagliando, inventando sempre cose nuove. Più che fatta di note, lo sappiamo, la musica è fatta di relazioni, e quanti amici ho conosciuto così, amici per me importantissimi. Ora siamo un pubblico orfano, i palchi sono vuoti, i musicisti suonano in casa per non perdere la speranza, alcuni si ammalano, altri ci fanno compagnia con dirette molto belle. E nei locali, che a luci spente e a porte chiuse sembrano delle grandi scatole svuotate dal regalo che contenevano, lì dentro ci sono ancora i nostri sospiri, c’è ancora l’energia di quelle emozioni vissute fino a sole poche settimane fa. La magia è lì, sospesa, aspetta solo di essere riscoperta perché la musica non può fermarsi, sarebbe come chiedere al cuore di smettere di battere, sarebbe come darla vinta a questo periodo indescrivibile, l’aggettivo giusto per definirlo ancora non è stato inventato.

Luca Di Maio – “Manifest”, tributo a Andrew Bird registrato in casa per noi.
 
Per leggere in questi giorni devo concentrarmi il triplo, per abbandonarmi alla narrazione devo quasi uscire fuori da me stessa. Insomma, anche estraniarsi, fuggire per un momento di evasione da questo presente è davvero difficile. La realtà ci insegue sotto forma di articoli spesso allarmistici, notifiche continue di cose inutili, conferenze stampa in diretta facebook sempre più deprimenti. Per il bene comune abbiamo rinunciato alla libertà di movimento, ma quella mentale sembra atrofizzarsi di conseguenza. Stiamo tutti provando a fare il pane in casa… ma questo pane che sapore ha? Di tutti i film che sto vedendo ricordo a stento un paio di titoli, come se tutto il tempo della visione lo avessi passato a dormire un sonno senza sogni. Infatti, anche il dormire non dà più lo stesso piacere. Che belle quelle dormite profonde dopo una serata in giro, che bello essere fuori e non vedere l’ora di infilarsi sotto quelle coperte lontane, ora costantemente a portata di tuffo.

Antunzmask – “Quarto” versione voce e piano registrata in casa per l’occasione.

Non credo che dobbiamo essere grati a un’emergenza che ci faccia sentire tutti più vicini. Non credo vadano ringraziate le autorità nazionali che invece ammettere i propri errori, i tagli effettuati su ricerca e sanità per anni e l’inadeguata preparazione, ci sta caricando di una responsabilità che non abbiamo, ci costringe a un ricatto costante, ovvero che stando a casa salviamo il mondo e se usciamo uccidiamo noi e i nostri cari. Dipende da noi, da alcuni più che da altri.
Non dicono che stiamo pagando con la nostra libertà le loro inadempienze e che oltre alla reclusione ci tocca rinunciare al lavoro perché non c’è alternativa, ci tocca farci carico di compagni, parenti e amici che hanno perso il lavoro, ci toccherà l’assistenza psicologica delle persone care che non ce la faranno da sole… e dopo, saremo tutti più buoni e solidali come in tanti sperano? Certo, faremo di necessità virtù ma saremo anche molto incazzati perché faremo la conta dei morti e avremo paura dei vivi. La caccia all’untore e a chi non rispetta le regole non finirà con l’emergenza. Perché se abbiamo dato la colpa ai cinesi, insultandoli con tanta facilità cosa può farmi credere che non basterà un minuscolo e infondato sospetto a incarognirsi contro una categoria? Quante campagne elettorali e quante promesse faranno leva sulle nostre fragilità diventate grandi come delle voragini?

Al Mustaqil – “Don’t hush now” da Barbarie Digitale (Afoforomusicclub 2019).
Testo di Hilary Binder e musica basata su Σούρα και μαστούρα di Ανέστης Δελιάς.

Io non ho cantato l’inno d’Italia dal balcone, senza offesa ma non ci trovo un senso, non mi fa sentire più solidale con chi in questo momento lavora giorno e notte in ospedale, né mi fa sentire più vicina a chi in queste ore sta vivendo la malattia sulla propria pelle. Sì, malattia e non guerra come la chiamano in tanti: le vittime sono persone comuni e non soldati, nessuno avrà una medaglia al valore ed è giusto così, perché i premi non significano niente. Non ho nulla contro i flashmob in particolare, anzi, di tanto in tanto hanno dato l’occasione per saluto ai vicini, di cui non conosciamo nulla, vite invisibili che ci sfiorano. È la vuota retorica che respingo con forza, è l’ipocrisia di chi osserva il nuovo nemico col desiderio di denunciarlo solo perché è uscito di casa, e magari sta andando a lavoro, rischiando la vita per gli altri. Respingo questo voler vedere a tutti i costi i il lato positivo anche dove non c’è. Abbiamo provato a sdrammatizzare con i meme, o dicendo che il momento più divertente della giornata è quando buttiamo l’immondizia, o che adesso tutti vorremmo un cane da portare a spasso, tutto vero. Ma ormai non ne ridiamo più, lentamente vedremo diminuire le battute di spirito dopo una prima ondata inarrestabile.
Allora forse meglio leggere poesie, e vedere tanti versi sui social mi fa pensare che ancora una volta il linguaggio poetico sia quello che più conforta e fa riflettere nei momenti critici.

Nasov – “Natural Disasters” dal disco Catch the biggest fish in the ocean, then what?

Mai fatte tante videochiamate in vita mia, poi i messaggi e le telefonate, un’orchestra di voci amiche. Ma va bene così, va bene la chiacchierata sui massimi sistemi quanto quella vuota, fatta solo per sentire la voce degli amici e dei genitori, lontani e un po’ disorientati. L’importante è non ricevere catene, bufale, audio posticci fatti per diffondere il panico. Non lasciamoci dominare dalla fobia! Non ho verità in tasca, non voglio dare consigli, anzi, solo uno: ascolta te stesso. Perché una volta che saremo fuori, tutti dovremo avere le idee chiare (più di prima, più di adesso) su cosa vogliamo, su cosa non accetteremo più, su quanto i nostri desideri e le nostre vere necessità fin oggi siano stati sacrificati dalle esigenze del momento. Domani, a parte la voglia di abbracciarci, avremo la voglia di ripartire, di costruire sulle macerie e stavolta avremo una ragione in più per diventare quello che non abbiamo avuto il coraggio di essere fin ora. Non trasformiamo questa emergenza in qualcosa da dimenticare ma teniamola ben presente, come un periodo nero che solo noi possiamo tramutare in una rinascita, perché saremo delle fenici e nessuno potrà fermarci.

Massimiliano Larocca – “Il cuore degli sconosciuti” tratto da Exit Enfer (2019 Santeria/Audioglobe).

Testo e voce: Claudia D’Aliasi
Soundtrack e mix: Carlo Venezia (scopri qui la sua musica)
Voice recording e video: Alessandro Farese
Sigla: Halston! (ascoltali qui)

 



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