Flussi #selfware: Metamkine e Mike Cooper

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MetamkineQuella che potrebbe essere considerata la più completa e riuscita edizione di Flussi Media Art è terminata da pochi giorni. Musica, video arte, istallazioni, dibattiti, workshop, momenti di aggregazione e di riflessione lungo tutta la settimana dal 25 al 31 agosto, con particolare attenzione sia a realtà locali (come gli artisti dell’etichetta indipendente irpina Manyfeetunder) sia a quelle internazionali, come i Metamkine, il cui concerto ha chiuso in stupore e bellezza il festival. Una “cellule d’intervention”, un progetto di musica elettroacustica che mescola suoni ed immagini realizzati in modo analogico, cimentandosi in improvvisazioni che rendono ogni performance diversa dalla precedente e dalla successiva. Partendo dall’Expanded Cinema (o Cinéma élargi) il trio composto dai cineasti Christophe Auger, Xavier Quérel e dal musicista Jerôme Noetinger crea “immagini per le orecchie e suoni per gli occhi”, tutto in diretta. Con proiettori Super 8 e 16 millimetri, pellicole manipolate, alterate da agenti chimici e filtri, con suoni provenienti da field recordings su nastro e sintetizzatori riportano ciò che ormai è raro (e quasi sconosciuto) dal passato al presente, vivo e pulsante, per uno spettacolo che è ai limiti della magia.
Quando hanno iniziato, nel 1987, la tecnologia digitale non esisteva. Oggi è dominante e sono le pellicole a non esistere più e a rappresentare un elemento di rottura e di novità e, al tempo stesso, di rilevanza storica. Con approccio artigianale, si dedicano ad un lavoro fisico in cui il contatto continuo con gli strumenti è di fondamentale importanza. Se chiediamo ai tre artisti quale sia secondo loro la differenza sostanziale tra suono e immagine ci rispondono che il suono arriva prima al cervello mentre l’immagine tende ad essere codificata e interpretata. Ma il valore dei due elementi è lo stesso, tant’è che i due cineasti dicono di “suonare” la pellicola e il musicista li ascolta e produce immagini sonore con loro.
Questa è la registrazione della nostra conversazione in francese con la spiegazione in italiano per aiutarvi nella comprensione.

 

Mike CooperTra gli ospiti speciali di Flussi abbiamo scelto di intervistare anche Mike Cooper, il cui live si è svolto il 29 agosto. Uomo pacato e sorridente in camicia hawaiana e panama hat, ha un aspetto che, fin nei dettagli, rispecchia la sua fascinazione per la cultura esotica. Instancabile esploratore musicale suona la chitarra (sia lap steel che elettronica) e recupera l’utilizzo del testo nell’ambito della musica sperimentale. E’ un improvvisatore e compositore, scrive canzoni, realizza video, sound installations e radio art.
Iniziò la sua carriera da chitarrista e songwriter, spaziando dal blues al jazz. Cantante nei Blues Committee, fondati con Alexis Korner, collaborò con Ian Anderson dei Jethro Tull, Son House, John Martyn e altri grandi nomi, senza abbandonare la sua carriera solista, svolta in parallelo. Dal ’75 si è dedicato all’improvvisazione, girando per l’Europa. Dopo aver abbandonato il cantato e la stesura di testi per un lungo periodo ha poi deciso di reintrodurre la forma canzone nell’avanguardia, utilizzando la musica e la lingua hawaiana e poi prendendo frammenti dei romanzi di Pynchon (come “Gravity’s Rainbow”) e associandoli alle sue improvvisazioni. Mai chiuso in un genere definito ama combinare le sperimentazioni con il blues, senza snobismi né preconcetti. Pop non significa necessariamente mainstream.
Daniela Cascella (in En Abime-Listening, Reading, Writing) di lui scrive:
Il suo misto eclettico di stili spazia liberamente dal traditional country blues, al folk, dalla libera improvvisazione, alle canzoni pop e originali, dalla musica elettronica alla ‘gestualità sonora’, usando field recordings del Pacifico in uno stile chiamato ‘slack key’, sempre insieme all’uso della sua chitarra lap steel. 
La sua chitarra preferita – una National tri-cone resophonic – è suonata acoustica e/o trattata elettronicamente attraverso outboards digitali. La sintesi di tutto questo è ciò che Cooper chiama “Spirit Songs”.

 

Prossimamente su Radio Cometa Rossa “Haxan”, Fennesz con Lillevan e i podcast di Flussi Radio TALK a cura di Stefano Perna e Marilù Parisi.

 

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