Umberto Lenzi al telefono

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Napoli ViolentaIl cinema è racconto per immagini. Fotogrammi che riproducono la realtà e che, come per magia, diventano realtà. Non bastano poche righe per presentare Umberto Lenzi, regista, sceneggiatore e scrittore nato nel 1931. Non essendo io un critico cinematografico e non volendo svelarvi nulla sul contenuto della nostra chiacchierata (altrimenti non ascoltate il podcast!), collezionerò alcune note che solo parzialmente possono introdurvi un personaggio come il Maestro del genere poliziesco (o poliziottesco), del giallo all’italiana, dei “cannibalici” e che ormai dal 2008 si dedica ad una serie di romanzi noir, parole che sono immagini e in un certo senso anche cinema su carta.
La prima cosa che mi colpisce è la sua umiltà, la gentilezza con cui ha accettato un’intervista telefonica da parte di una profana come me, ma questo vi dirà poco di lui.
Allora partiamo da un luogo: Massa Marittima, la sua città natale. Centro principale dell’area delle colline metallifere grossetane è tra le città decorate al Valor Militare per la guerra di Liberazione, per i sacrifici delle sue popolazioni e per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale. Sono quelli gli anni in cui ottanta minatori vengono uccisi dai nazifascisti e altri quarantatre ne muoiono a causa di un’esplosione, vittime di un lavoro dannoso e pericoloso. Lenzi rimane profondamente segnato da queste stragi, ed è in questo modo che la realtà, con tutto il suo dolore e il suo sangue, gli entra negli occhi e nella vita. Dall’attivismo culturale al cinema il passo è stato breve, e il resto è storia.
Il Lenzi più noto è quello degli inseguimenti, delle sparatorie, dei giorni estremamente complessi e movimentati del nostro paese negli anni ’70. Conflitti sociali, sfiducia verso le istituzioni, omicidi spietati. Un ritratto spesso non “politically correct” che ha fatto ricadere sul regista non poche critiche e snobismi.
Milano OdiaOggi quel bagaglio di emozioni continua ad influenzare registi come il suo amico Quentin Tarantino, e ascoltando la musica dei Calibro 35 spesso, chiudendo gli occhi, rivediamo Tomas Milian, o Henry Silva. Ma non finisce qui.
Il cinema è fatto di parole, così come i romanzi, e il nostro Umberto si diverte ad intrecciare trame noir, a far arrovellare Bruno Astolfi nel tentativo di svelare misteri, fa interagire l’immaginazione con la realtà attraverso personaggi di fantasia e quelli davvero esistiti. Salta fuori anche il nome di un nostro amato collaboratore, Paolo Spagnuolo, che nell’ultimo romanzo “Il clan dei Miserabili” (Cordero Editore, 2014) diventa “un bieco esponente del giornalismo di cronaca nera”.

C.D.

Intervista a Umberto Lenzi

 

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