Bwa Kayiman: il ritorno dei Maybe I’m…

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Maybe I'mIl rito voodoo si fa musica.
Lo scorso venerdì 28 al Ynot Bar di Avellino i nostri affezionati Maybe I’m si sono scatenati in un concerto strepitoso in occasione della presentazione del loro ultimo disco Bwa Kayiman, edito da Jestrai Records. Registrato in presa diretta, al Garage Factory a Serradarce, condensa “cannibalismo umorale e scarnificazione concettuale”, grazie anche ai contributi di Andrea Caprara (Squarciacicatrici, Tsigoti) al sax, Anacleto AV-K Prod e Cazzurillo. Già Paraponziponzipò (che li vedeva affiancati ai Bokassà) era caratterizzato dal sound ibrido e vibrante che si è evoluto ulteriormente in questo ultimo progetto, muovendo un passo oltre, verso più oscuri ritmi africani.
Il disco prende il nome dalla cerimonia voodoo che diede inizio alla rivolta degli schiavi di Santo Domingo nel 1791 in quella che oggi è conosciuta come Rivoluzione di Haiti, evento che cacciò i Francesi da quella colonia rendendola la prima repubblica indipendente nera.
Homeless Ginga, il disco precedente, a cui è dedicata la seconda parte del live, risentiva maggiormente dell’influenza di un blues graffiante e sfrenato, mentre adesso il duo campano si concentra principalmente sulla contaminazione fra punk e afro, buttandosi in una nuova sperimentazione, più rumorosa, selvaggia e allucinata. Difficile trovare band che si lancino in esplorazioni del genere, ma se vogliamo i Maybe I’m richiamano gli Ex di Doube Order, gli Old Time Relijun di Mystery language e gli Zun Zun Egui di El Chuppakabra, senza però uniformarsi ad esempi già esistenti.
La loro operazione non è semplicemente di natura estetica: non è frutto di una fascinazione sciamanica fine a se stessa ma di una riflessione sul misticismo in quanto “moto dell’animo e del corpo”. Niente a che fare con le religioni ufficiali che appiattiscono le masse rendendole schiave. Bwa Kayiman è un disco che ci dona degli spunti politici da non sottovalutare, un inviito a riflettere sulla forza individuale e sulle distanze tra l’Occidente decadente e una nuova visione di ciò che etichettiamo frettolosamente come “esotico”.

C.D.

Maybe I’m LIVE

Maybe I'm – Snake in the ground

 

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