Psychodeus

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PsychodeusSabato 23 giugno, durante la prima serata del Big Bang Eliseo, evento organizzato dal comitato per l’ex cinema, gli Psychodeus hanno dato il loro prezioso contributo musicale nel piazzale della futura casa del cinema di Avellino, prima ristrutturata e poi lasciata all’incuria e al vandalismo. Il gruppo campano nasce verso la fine del 2011 ispirandosi ad un prog “lisergico” e ad una psichedelia tendente al noise.
Le due giornate dedicate alla cultura e al bene comune hanno alternato dibattiti con l’esibizione di Soltanto, Jumanji (Marialonga Records), la Bestia Carenne, L’inguine di Daphne, un set audiovisual di Klein, Sub:ion, la presentazione e visione dei film Pezzi di Luca Ferrari e L’innocenza di Clara di Toni D’Angelo a cui gli autori erano presenti.
Ecco la registrazione del live degli Psychodeus (con un intervento a sorpresa di un vocalist misterioso…) e l’intervista che ci hanno appena rilasciato.

Psychodeus LIVE

Quando vi siete incontrati e come avete conciliato le singole differenti influenze?
Ci conosciamo da molti anni, e da musicisti suonavamo in gruppi diversi, poi dopo la fine di questi, verso la fine del 2011, abbiamo deciso di iniziare un nuovo discorso musicale. Non è sempre facile conciliare le nostre influenze, ma forse siamo riusciti a trovare una formula per mettere insieme attitudini anche radicalmente diverse verso la musica. D’altro canto “dai discordi bellissima armonia”.

Vorrei sapere qualcosa sulla realizzazione dell’ep An ode to the numinous.
Questo ep è il nostro primo vero lavoro. Abbiamo fatto quasi tutto da soli, compresi missaggio, artwork e stampe. Come potrai leggere dal retro dell’EP la nostra permanenza in studio è stata di 16 ore, ed abbiamo registrato i brani “live” e senza click, con qualche sovraincisione successiva. Sulla parte grafica non è stato facile trovare subito un accordo, mentre il titolo è venuto fuori in un guizzo del tutto naturale.

Quale reazione vi aspettate dal pubblico che assiste ai vostri live?
In genere impostiamo il live come un flusso unico, senza nessuna pausa, affidandoci magari a spezzoni audio negli intervalli per aumentare l’impatto comunicativo. Una volta un nostro amico/fan dopo un live ci ha detto che è stato come assistere ad una vera e propria “liturgia” con i suoi momenti di catarsi ed esplosione/liberazione finale. I nostri concerti spingono in primis noi e poi il pubblico ad entrare in un atteggiamento mentale o, se preferisci, una dimensione esistenziale che crea una frattura nettissima rispetto alla regolare vita di veglia. È come varcare la soglia ed immettersi in quel mondo sotterraneo “numinoso” (mo ce vo!), emotivo ed extra-razionale, bellissimo e spaventoso.

Da dove prendete gli spezzoni audio? Cosa stimola maggiormente la vostra creatività?
In genere usiamo tutto ciò che ci sembra appropriato all’intensità del brano. Lo spezzone di Maelström, ad esempio, è tratto da ”Nostalghia” di Tarkovskij, e quando l’abbiamo sentito abbiamo pensato subito di inserirlo in un nostro brano, era perfetto. Sul versante creativo siamo tre tipi abbastanza bizzarri, in qualche modo ci sentiamo “vissuti” da Psychodeus e mettiamo in forma musicale-oracolare ciò che ci spinge a pensare e sentire.

State già lavorando ad un disco? Quali novità apporterete ai vostri prossimi lavori?
Stiamo lavorando su nuovi brani, e il sound sembra la naturale evoluzione di ciò che abbiamo cominciato con An ode to the numinous. Il suono cambierà sicuramente, ci stiamo attrezzando con nuovi synth (sempre rigorosamente analogici!) ed utilizziamo una loop station per la chitarra. Al momento non sappiamo con sicurezza dove ci porterà questo flusso, stiamo sperimentando e ci stiamo mettendo in gioco con spontaneità come abbiamo sempre fatto.

Sabato scorso vi siete esibiti nel piazzale dell’Eliseo. Quanto è importante riappropriarsi dei luoghi dimenticati? la musica può smuovere l’opinione pubblica?
È un vero peccato che un posto come l’Eliseo venga abbandonato così. Sicuramente riappropriarsi dei luoghi dimenticati è importante, e ce ne sono tantissimi in giro qui in campania e in Italia, destinati all’incuria o cattiva gestione. È semplicemente un sistema impersonale che non funziona, che spinge giustamente gruppi di cittadini attivi a tentare di operare in modo autonomo. La musica è sempre radicale nella sua essenza ma non necessariamente raggiunge le coscienze purtroppo, in compenso può fungere da buon pretesto per ridare vita e voce a questi luoghi abbandonati.

 

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