V13

Posted by & filed under , , , .

V13Français

Le immagini dell’Atalante di Jean Vigo avvolgono le sagome di Laurent Carrier, Olivier Duclos, Yoan Delastre e Nicolas Bernollin che lo scorso 24 novembre hanno riempito il Godot Art Bistrot di vibrazioni cupe e rabbiose. Apre il concerto dei V13 un pezzo che ancora non ha un nome (lo avrà all’uscita del prossimo disco), seguito da “Personne m’attend”, un grido carico di solitudine, continuando poi con la cover riadattata di “L’hotel particulier” del divino Serge Gainsbourg, portandoci fino a “Enfermé dehors” con le sue pause, fra silenzio e rumore assordante. Un viaggio ipnotico che ti rapisce in un vortice in cui la batteria e le chitarre fanno da padrone con momenti di tensione ed esplosioni mozzafiato.
In seguito alle prime esperienze musicali appartenenti all’adolescenza i nostri quattro amici voltano pagina ma lasciano invariato il nome originale, abbreviando in V13 Vendredi treize, titolo di un film cult americano che negli anni ’80 ha fatto tremare non poche persone. Per il loro ultimo lavoro (un bellissimo vinile trasparente anche in versione CD) hanno scelto un volto in bianco e nero, quello dell’attore francese Rufus (il papà di Amélie Poulain, per intenderci) e quando chiedo a Laurent e co. perché abbiano scelto quel titolo ambiguo, “Traqueur” (Deadlight records), mi spiegano che è un doppio senso che ha a che fare da un lato con la paura inspiegabile che ti assale prima di salire sul palco (il dizionario Larousse definisce il termine “traque” come “peur que l’on éprouve au moment de paraître en public”) e dall’altro il “seguire le tracce” di un animale durante la caccia, elemento che ricorre già nel disco precedente (basta osservarne la copertina) e che indica una ricerca spasmodica, incattivita.
Musicalmente il tocco di Steve Albini (che ha registrato e missato il disco), di sonorità d’oltreoceano (alla Schellac, appunto) ma neanche troppo lontane (penso a L’Enfance Rouge e agli Ulan Bator) sono abbastanza riconoscibili. Il cantato in francese, ruvido e prevalentemente parlato (pensate ai Neurosis più che a Cantat), dà un tocco in più. Peccato che in Francia non venga apprezzato il cantato nella loro lingua madre (ve lo sareste aspettato?) privilegiando la simpatia per un inglese approssimativo, spesso sgrammaticato. Anche lì come in Italia vanno di moda il reggae e il dance hall… ma questa è (assolutamente!) un’altra storia.

V13 – Interview

V13 LIVE

set-list:
1 sans titre (senza titolo)
2 personne m’attend
3 nuit blanche
4 sans titre (senza titolo)
5 belle de jour
6 hiver
7 l’hotel particulier
8 velléitaire
9 enfermé dehors