LACENO D’ORO: RETROSPETTIVA SUL CINEMA DI ELVIRA NOTARI

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“E’ piccerella”: quando l’eroina diventa spietata
di Margherita D’Andrea

Giosi Cincotti‘E’ piccerella e din’ta casa nun arreposa’: Margaretella è spudorata come le giovani popolane della Napoli dei vicoli, bella e passionale come la Carmen di Bizet, astuta e determinata come una moderna femme fatale. L’Ottocento aveva avuto il valzer, il ballo dell’abbandono languido, l’espressione contro l’ordine patriarcale del diritto all’amore, generalmente sublimato nel destino crudele dell’eroina protagonista. Un secolo dopo Elvira Notari – regista precorritrice del cinema neorealista con 60 lungometraggi e centinaia di corti e documentari tra il 1906 e il 1929 – non ha voglia di giustificarsi col suo pubblico, e lascia a Margaretella, protagonista di “E’ piccerella” del 1921, la libertà di sgomitare maledettamente per emergere dalla sua condizione sociale di donna povera e sottomessa. Così, l’eroina diventa spietata: indifferente di fronte ai tormenti dei suoi amanti Carluccio e Tore, costringe in particolare il secondo a sperperare il denaro necessario al lavoro che condivide con madre e fratello, in malora per un cappello, un brillante, un abbonamento dal parrucchiere. L’istintività, l’incapacità di controllo dei sentimenti, quella debolezza tradizionalmente ad appannaggio del sesso femminile, Elvira Notari le mette tutte nello sguardo afflitto dell’amante, che rinnega la famiglia, lancia sfide a duello, perdona lei senza riserve, benché gli preferisca Carluccio per andare alla festa del Carmine. La piccerella è un’infame (è il senso del titolo), ed il finto ingenuo candore è l’arma micidiale che usa per ottenere, con successo, ciò che desidera.

Il Festival Internazionale del cinema Laceno D’oro omaggia così la prima donna del cinema italiano con una mostra ed una retrospettiva curata anche attraverso la sonorizzazione dal vivo delle proiezioni, tutto nella cornice dell’ex carcere borbonico di Avellino, in un’atmosfera come rarefatta, in cui la distanza tra le immagini e la linea prospettica, che dalle mura basse porta fino tra gli alberi all’ombra dello schermo, sembra perdersi. Una sorta di richiamo scenico al carattere del festival, si potrebbe pensare, laddove il neorealismo combina finzione e vita, rintracciando il meraviglioso nel quotidiano. Non è un caso, dunque, che “la film” Elvira Notari sia stata scelta – insieme con il cineasta cinese Jia Zhang-Ke, premio alla carriera Camillo Marino – quale protagonista del Laceno D’oro, un festival del cinema che dalla sua prima edizione, nel 1959, ha voluto individuare la cifra stilistica del proprio percorso attraverso la scelta di autori come Pasolini, Rossellini, Antonioni, Scola. Così, i protagonisti dei film della Notari sono i guappi, gli scugnizzi, il contesto urbano popolare della Napoli degli anni dieci e venti, con attori rigorosamente non professionisti, ma volti rubati alla scena quotidiana dei vicoli partenopei.

Giosi Cincotti 2La sonorizzazione di “E’ piccerella”, proiettato nel corso della serata di questa domenica, prima settimana conclusa del festival con grande successo di pubblico, è stata affidata al musicista compositore Giosi Cincotti. Un album all’attivo, “Neapolis in fabula”, che è un viaggio etno-jazz nella tradizione musicale partenopea, e una passione per il cinema, già sperimentata grazie alla partecipazione, tra l’altro, nel film di John Turturro “Fading Gigolo”, con Woody Allen.

La restrospettiva sul cinema della Notari prosegue in serata, alle dieci e trenta, con la proiezione di “’A santanotte – dramma popolare passionale” sonorizzato dal vivo da Rocco De Rosa, protagonista la dolce Nanninella, malinconica e martire, tutto il contrario di Margaritella, maschera moderna, tra le altre, cui la regista ha dato forma nella sua “Serie grandi lavori popolari”. L’atmosfera dell’ex carcere sarà ancora rarefatta e bellissima, come senza soluzione di continuità tra il reale e la scena, come a indicare uno tra i punti di fuoco del cinema neorealista: la ricerca del meraviglioso, nella quotidianità.

Intervista a Giosi Cincotti


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