Cesare Basile

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Cesare BasileVinni a cantari e cataturi sugnu” dice nella “Presentazione e Sfida” che apre il suo ultimo disco, affrontando, idealmente altri “cantaturi”, come si faceva un tempo con serenate, postegge e infamie, e sfidando soprattutto noi all’ascolto di testi che richiedono una certa attenzione.
Cesare Basile si presenta al pubblico dicendo: “sono anarchico”. Lo afferma con fierezza come se quelle parole gli riempissero la bocca e il cuore di orgoglio. Detto ciò ci propone un incontro appassionato fra cantautorato e impegno sociale, fra poesia e lettura critica della realtà, fra ricerca delle radici storiche e culturali e contaminazione di generi diversi.
Il 3 novembre lo incontriamo al Godot Art Bistrot: voce, chitarra e pedali per gli effetti, accompagnato soltanto da Massimo Ferrarotto alla batteria, in uno spettacolo avvolgente e toccante: Cesare è un vero e proprio bluesman, anche se non viene dalla lontana America. Precisamente il 7 dicembre del 2010 scrive sul suo blog “…lascio Milano. dopo sette anni. vorrei ringraziarla per quello che mi ha dato e per quello che mi ha tolto (…) torno in Sicilia”. Quando gli chiedo cosa l’abbia spinto a tornare, mi risponde “la rabbia, ci costringono ad andarcene…”. Poi quest’anno esce un disco meraviglioso che gli vale il premio Tenco, lo dedica alla madre (e alla terra che lo ha partorito), lo battezza col proprio nome. Non è il primo ma l’ultimo di una lunga serie, quello in cui domina il suo dialetto per esprimere idee di libertà, giustizia e anarchia. “Le canzoni escono fuori da sole, sono loro a comandare” mi dice, ma di certo esse sono ispirate dal suo attivismo ed impegno sociale che, trasformati in musica, suonano così:

non tornerò in strada senza un’arma/ non mirano alle gambe/ puntano al dolore/ sparano al cervello/ ti lasciano svanire/ voglio ordinare una canzone/ e scrivere poesie/ nel fiato dei banditi/ è un vizio d’Odissea/ di Grecia e d’Anarchia…

“Parangelia” è dedicata a Katerina Gogou, poetessa anarchica greca, donna come Alfia, protagonista di “Canzuni addinucchiata”, sottomessa per tutta la sua vita, tanto da chiedere in punto di morte, con amara ironia, “seppellitemi inginocchiata”. Donna come “Minni Spartuti”, uccisa barbaramente perché, in quanto plebea, disonorava il suo amante patrizio. Storie di contadini, di migranti, di pazzi, di ingiustizie, di povertà, di un Dio lontano.
Durante il live ci regala anche “Sette pietre per tenere il diavolo a bada”, la sua “charogne” baudelairiana, e la sua versione del bellissimo canto anarchico “Il Galeone“. Questo brano acquista una chiave di lettura decisamente più attuale se pensiamo che Cesare e tanti ragazzi coraggiosi hanno rotto le catene e liberato luoghi di condivisione e creatività abbandonati a se stessi: il Teatro Coppola di Catania, costruito nel 1821, è il primo teatro comunale della città siciliana; distrutto dai bombardamenti del ’43, è stato ricostruito, ma mai ultimato e quindi rimasto inutilizzabile. L’Arsenale, ovvero la Federazione siciliana per le arti e la musica, ha deciso di occuparlo per restituirlo alla gente. Cesare ha partecipato attivamente all’occupazione. Secondo lui l’arte deve interessarsi di politica e di bene comune.
Proprio noi che ad Avellino vediamo giacere nella polvere l’Ex Cinema Eliseo non possiamo non condividere i suoi pensieri. Purtroppo la cecità dei politici non li porta ad essere più vicini al cuore delle parole…

Ju vaju ciccannu u cori
de paroli

e sentu sulu sgruscio
di cianciani
chiacchiri arricugghiemu
e no paroli
ca di sti chiacchiri
semu patruni

Cesare Basile – Intervista

Cesare Basile LIVE


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