
Avellino, 30 Marzo 2012 – Musica da cucina non sa cucinare, la sua attenzione non ricade su nessun tipo di menù commestibile. Non importano primi, secondi, contorni o dolci. Lui si ferma prima che le pentole e gli utensili vengano usati per preparare il pranzo o la cena. E neppure si sofferma sulle stesse posate e contenitori dopo aver consumato le portate, quando i piatti devono essere lavati per poi essere riposti nella credenza. Li osserva, li sfiora, li percuote, vuoti. Eppure la sua tavola apparecchiata ci offre note gustose da mangiare, che non appesantiscono, che non si piazzano indigeste sullo stomaco, che, anzi, non ci saziano facilmente. Niente è lasciato al caso a dispetto delle apparenze: non è un progetto dadaista e autoreferenziale. Gli utensili sono decontestualizzati, escono dalla cucina per essere usati su un palco, ma portano con loro l’affetto che lega il musicista alle persone care che glieli hanno donati. Attorno ad una tavola imbandita si incontrano gli amici e i familiari, si scambiano idee con semplicità e con l’aiuto dei ricordi. Questo ci suggerisce la copertina del disco che è infatti curata dalla zia dell’artista.
Fabio Bonelli – è questo il suo nome – dopo essersi esibito al Godot Art Bistrot ci ha rilasciato un’intervista interessante e “appetitosa”. La prossima volta che lo incontreremo invece di usare le pentole porterà con sè matite e lavagnette con il progetto Matita. Non finirà mai di sorprenderci.
Ascolta l’intervista
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